Uno prova a fare troppo. L’altro quasi nulla.

Nel primo articolo di questa serie ho usato un framework semplice: per diventare un prodotto di massa, un wearable AI deve risolvere tre problemi — design socialmente accettabile, AI davvero utile, hardware praticabile.

Le cuffie li hanno risolti tutti e tre. Gli occhiali, due su tre — bloccati dalla fisica del video streaming. La conclusione era netta: finché la fisica non cambia, le cuffie vincono il mass market.

Questa volta completo il quadro. Spoiler: la conclusione non cambia. Cambiano solo i limiti che bloccano ogni alternativa.

Lo smartwatch: il dispositivo più maturo che non ha ancora vinto

Circa 200 milioni di smartwatch venduti nel 2025. Il wearable più diffuso al mondo.

Eppure lo smartwatch non ha risolto nessuno dei tre problemi fino in fondo.

Design. Apple ha normalizzato il rettangolo al polso — cinturini Hermès, cassa in titanio, edizioni speciali. Ma l'Apple Watch rimane percepito come tecnologia, non come oggetto. Un Rolex si tramanda. Un Apple Watch diventa obsoleto in tre anni e si ricarica ogni notte. Non è una critica: è una differenza strutturale che pesa sull'adozione tra chi considera l'orologio un accessorio identitario prima ancora che uno strumento.

AI. watchOS 26 ha portato Apple Intelligence sull'orologio per la prima volta: Workout Buddy, riassunti delle notifiche, modalità Focus intelligente. Ma per qualsiasi task AI più pesante — conversazioni con Siri, analisi multimodale — l'Apple Watch dipende da un iPhone nelle vicinanze. Apple stessa lo specifica: "requires an Apple Intelligence-supported iPhone nearby." La stessa architettura di offload che funziona perfettamente per le cuffie (testo leggero via Bluetooth) non scala bene per uno schermo che vorrebbe mostrare informazioni visive.

Hardware. Lo schermo è troppo piccolo per essere un'interfaccia AI vera. Parlare al polso in pubblico rimane socialmente strano. La batteria dura 18-36 ore — ricarica quotidiana obbligatoria. Aggiungere una fotocamera (Apple ci sta lavorando, i brevetti sono depositati) richiederebbe ulteriore energia — riportandoci al trade-off irrisolto degli occhiali.

Se applichiamo lo stesso framework in modo sistematico, il confronto diventa evidente:

Cuffie

Smartwatch

Design accettabile

⚠️ Non per chi vuole un orologio vero

AI utile

Standalone

⚠️ Dipende dall'iPhone

Hardware praticabile

⚠️ Batteria giornaliera, schermo piccolo

Il risultato è un paradosso: lo smartwatch non è abbastanza passivo da essere trasparente come un anello, e non è abbastanza capace da essere un assistente AI come le cuffie. Sta nel mezzo senza dominare nessuno dei due estremi.

Dove eccelle davvero è come dispositivo medico intelligente al polso: rilevamento ipertensione, ECG, monitoraggio continuo del sonno. Il 2026 porterà monitoraggio avanzato della pressione sanguigna e più sensori. Ma "device medico intelligente" è una categoria diversa da "assistente AI tascabile." La prima la sta vincendo. La seconda no.

Lo smartwatch sa già più cose di te di quante ne sappia tu. Conosce la qualità del tuo sonno, il tuo livello di stress, la tua pressione. Il paradosso è che con tutto questo sapere, non riesce ancora a dirti nulla di utile senza appoggiarsi all'iPhone in tasca. È il dispositivo più informato della categoria — e ancora il meno autonomo.

Gli anelli: quando ridurre l'ambizione non risolve il problema

Se lo smartwatch prova a fare troppo in poco spazio, gli anelli scelgono la strategia opposta: fare quasi nulla.

Oura ha superato 5,5 milioni di anelli venduti. Samsung è entrata nel mercato.

L'approccio è razionale: se non puoi avere schermo, speaker e AI pesante in uno spazio minuscolo, togli tutto. Rimane solo il sensing. Oura arriva a 8 giorni di batteria. È discreto, comodo, indossabile H24. L'AI inferisce readiness score, qualità del sonno, HRV, ciclo mestruale.

Ma applicando il framework, gli anelli non possono battere le cuffie perché non giocano la stessa partita.

Le cuffie rispondono. Gli anelli osservano.

Non è una differenza di prestazioni — è una differenza di paradigma. E soprattutto, lo smartwatch fa già tutto quello che fa l'anello, aggiungendo schermo e interazione. Se hai già un Apple Watch Series 11, l'anello diventa ridondante.

Il mercato lo sta confermando: Samsung ha di fatto congelato il Galaxy Ring 2, bloccato da una guerra di brevetti con Oura. Gli anelli crescono molto più lentamente degli occhiali e restano una frazione minuscola del mercato wearable. Sono una nicchia utile — non una piattaforma.

Anello smart

Smartwatch

Sensing passivo

Ottimo

Equivalente

Interazione AI

Zero

⚠️ Limitata

Design discreto

⚠️ Dipende

Batteria

7-8 giorni

1-2 giorni

Ridondante con smartwatch?

Le lenti a contatto smart: la fisica peggiora

Se il problema degli occhiali è trasmettere video via Bluetooth, le lenti a contatto portano lo stesso problema all'estremo — meno spazio, meno batteria, e il vincolo aggiuntivo di stare a contatto con il tessuto oculare.

Il motivo è sempre lo stesso: energia. Il bulbo oculare non dissipa calore come la pelle. La batteria deve essere microscopica. E per processing AI visivo reale servirebbe comunque un dispositivo esterno — replicando il problema degli occhiali in versione ancora più vincolata. Il leader storico del settore, Mojo Vision, lo ha scoperto a proprie spese.

Le lenti a contatto smart arriveranno, probabilmente. Come strumenti medici prima (correzione aumentata, monitoraggio pressione intraoculare, supporto a ipovedenti), come display AR poi. Ma non come assistenti AI di massa nel prossimo futuro.

I BCI: qui il limite non è fisico, è antropologico

Black Mirror lo aveva immaginato come distopia. Neuralink lo sta costruendo come terapia.

Il chip nel cervello è l'unico dispositivo che risolverebbe davvero il problema di input e output senza schermo, speaker o fotocamera. I risultati per applicazioni mediche — controllo del cursore con il pensiero, comunicazione per pazienti con SLA — sono straordinari.

Ma qui il vincolo non è fisico. È antropologico.

Nessun regolatore approverà un impianto cerebrale per uso consumer nel prossimo decennio. Nessun utente di massa si sottoporrà a neurochirurgia per avere Siri più veloce. Il costo, il rischio, l'invasività, lo stigma — non sono problemi di ingegneria che si risolvono con chip più efficienti.

Questo è il vero confine della traiettoria wearable AI: non esiste un continuum lineare da cuffie a occhiali a lenti a BCI. C'è un salto qualitativo di accettazione che separa i dispositivi esterni da qualsiasi impianto. Quel salto non si colma con il tempo — almeno non con i tempi di un ciclo tecnologico normale.

La fisica vota per le cuffie. La biologia umana vota ancora più forte.

Device

Spazio disponibile

Problema principale

Quando si sblocca

Cuffie

Sufficiente

Nessuno critico

Già oggi

Smartwatch

⚠️ Limitato

Schermo + dipendenza iPhone

3-5 anni

Occhiali

⚠️ Limitato

Bandwidth video

5-10 anni

Anelli

Minimo

Nessuna interazione

Solo con cambio paradigma

Lenti

Estremo

Energia + calore

Decennio+

BCI

Illimitato

Antropologico, non fisico

Generazioni

Il quadro completo

Dopo due articoli, lo schema è coerente:

🎧 Cuffie → 3 problemi risolti su 3. Mass market oggi. 420 milioni di unità TWS all'anno.

👓 Occhiali leggeri → 2 problemi risolti su 3. Early adopter oggi, mass market quando la fisica si sblocca. Meta domina con ~70% market share.

Smartwatch → Eccellente come device medico al polso. Non come assistente AI generale. Il gap si ridurrà, ma non sparirà presto.

💍 Anelli → Nicchia utile per chi non vuole uno smartwatch. Non una piattaforma scalabile.

👁️ Lenti a contatto → Ricerca medica, non consumer product nel breve periodo.

🧠 BCI → Trasformazione medica straordinaria. Consumer technology: decenni, non anni.

Guardare come si muovono Apple, Meta e Samsung dice più di qualsiasi analisi di mercato. Apple ha scelto il presente: cuffie, salute, ecosistema chiuso. Meta ha scelto il futuro: occhiali, brand, distribuzione globale con EssilorLuxottica. Samsung sta cercando di scegliere tutto — e nei wearable, come spesso accade, chi non sceglie finisce per non vincere nulla. La gerarchia dei form factor non è solo un fatto tecnico. È una bussola strategica. E chi la ignora paga.

Ogni volta che un nuovo form factor emerge, la domanda rimane la stessa: quanti problemi risolve, e quale fisica — o quale limite umano — deve ancora cedere per risolverli tutti.

Per le cuffie, quella fisica ha già ceduto. Per tutto il resto, stiamo ancora aspettando.

Fonti principali

Fabio Lauria
CEO & Founder, ELECTE S.R.L.

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