L'accordo tra Apple e Google rivela una verità che l’industria fatica ancora ad accettare: non tutti giocano allo stesso gioco.

Gennaio 2026: un accordo che sembra ovvio, ma non lo è

Nel gennaio 2026, Apple annuncia una partnership pluriennale con Google.

Gemini diventa il motore di Apple Intelligence e della nuova Siri.

Cifre chiave:

  • Costo stimato: 1 miliardo di dollari all'anno

  • Dispositivi coinvolti: oltre 2 miliardi

La narrativa si impone subito, quasi automaticamente:

“Google vince. OpenAI perde.”

È una lettura troppo superficiale.

In realtà sta accadendo qualcosa di molto più interessante, e che ha ben poco a che vedere con la domanda su quale modello sia “migliore”.

Apple non ha scelto Gemini perché è il modello migliore

Apple non ha scelto Google perché Gemini superi tutte le alternative nei benchmark.

Ha scelto Google perché Google non sta cercando di vincere la stessa battaglia che Apple sta combattendo.

Apple non è in competizione per costruire il miglior foundation model al mondo.
Apple sta competendo per integrare l’intelligenza artificiale nei propri dispositivi mantenendo il controllo totale su:

  • esperienza utente

  • confini della privacy

  • flussi di dati

  • relazione con l’utente

È una partita completamente diversa.

Non è un’unica corsa.
Sono due giochi diversi.

Due partite diverse, spesso scambiate per la stessa

Queste due battaglie vengono spesso confuse come se fossero una sola.
In realtà sono strategicamente opposte.

Gran parte del dibattito sull’intelligenza artificiale mescola livelli diversi, come se fossero equivalenti.

Battaglia n. 1 — Il miglior modello di base

È qui che competono aziende come OpenAI, Anthropic, Google, Meta e altre.

  • Obiettivo: costruire il modello più capace, generico e scalabile

  • Metriche: benchmark, adozione da parte degli sviluppatori, forza del brand

È una corsa ad altissima intensità di capitale, che richiede enormi quantità di GPU ed è estremamente competitiva.

Battaglia n. 2 — IA nei prodotti e controllo dell’ecosistema

È qui che giocano Apple, Microsoft e Samsung.

  • Obiettivo: integrare l’IA nei dispositivi e nei prodotti senza perdere il controllo

  • Metriche: quanti utenti utilizzano l’IA ogni giorno senza mai uscire dall’ecosistema

Apple è saldamente impegnata nella seconda battaglia.
La prima, semplicemente, non è una sua priorità.

Una volta chiarita questa distinzione, la decisione di Apple diventa ovvia.

Dimension

Battle #1: Foundation Models

Battle #2: AI in Products

Core goal

Build the most capable model

Control the user experience

Key asset

Data, GPUs, research talent

Devices, platforms, distribution

Success metric

Benchmarks, developer adoption

Daily usage inside the ecosystem

User relationship

Direct (apps, APIs, chat)

Indirect (embedded, invisible)

Model visibility

Central and branded

Hidden and interchangeable

Competitive risk

Being outperformed

Losing control of UX and data

Typical players

OpenAI, Anthropic, Google

Apple, Microsoft, Samsung

Due strategie diverse ottimizzano per risultati completamente diversi.

Perché Apple non potrebbe mai commercializzare un “GPT wrapper”

Apple vuole:

  • una Siri che funzioni davvero

  • foto ricercabili in linguaggio naturale

  • AirPods capaci di tradurre conversazioni in tempo reale

E vuole che tutto questo avvenga:

  • senza che l’utente sappia quale modello c’è sotto

  • senza che i dati escano dall’ecosistema Apple

Un semplice “wrapper AI” attorno ad API esterne comporterebbe:

  • dati che escono dal dispositivo

  • un’esperienza utente parzialmente controllata da terzi

  • dipendenza da latenza e uptime esterni

  • nessun controllo reale su come i dati degli utenti vengano utilizzati per migliorare il modello

Per Apple, questo è strategicamente inaccettabile.

Apple ha provato a costruire i propri modelli, ma ha smesso

Non perché non fosse in grado di farlo.
Ma perché non è il suo mestiere.

Apple non dispone di:

  • la scala di dati di addestramento di Google

  • l’infrastruttura AI di Microsoft

  • una cultura organizzativa AI-first come quella di OpenAI

La vera domanda, quindi, non è mai stata:
“Chi ha il modello migliore?”

Ma piuttosto:

“Which partner gives us AI power without taking control away from us?”

Perché Google ha vinto: l’architettura batte le prestazioni

Google ha offerto ad Apple qualcosa che OpenAI probabilmente non poteva — o non voleva — offrire:

👉 un fork di Gemini eseguibile interamente all’interno del Private Cloud Compute di Apple.

Questo significa che:

  • i modelli girano su infrastruttura controllata da Apple

  • Google non vede mai i dati degli utenti

  • Apple definisce i confini della privacy e l’esperienza utente

  • Google fornisce l’intelligenza, in modo invisibile, dietro le quinte

Questo è possibile perché Google:

  • non dipende dai dati iOS (ha Search, YouTube, Gmail, Android)

  • supporta già deployment “headless” (Gemini gira su dispositivi Samsung senza branding Google)

  • guadagna altrove — pubblicità, ricerca, cloud — non dalla visibilità di Gemini

Essere invisibile, per Google, non è una debolezza.
È un vantaggio strategico.

Perché OpenAI non poteva essere quel partner

Il modello di OpenAI si è storicamente basato su:

  • interazione diretta e visibile con l’utente (ChatGPT)

  • forte riconoscibilità del brand

  • controllo dell’esperienza utente

Anche con offerte enterprise e garanzie sulla privacy, l’ambizione di OpenAI resta quella di essere l’IA con cui l’utente interagisce direttamente.

Apple non potrebbe mai accettare un partner che, domani, potrebbe competere per il rapporto con l’utente finale.

Microsoft sta giocando la stessa partita di Apple

Questo aiuta a spiegare anche il rapporto, a prima vista ambiguo, tra Microsoft e OpenAI.

Microsoft:

  • ha investito circa 13 miliardi di dollari in OpenAI, senza acquisirla

  • ha costruito Azure AI come piattaforma multimodello

  • ha mantenuto Copilot come brand Microsoft

  • ha garantito che i modelli girino sull’infrastruttura Microsoft

Microsoft vuole che l’IA venga usata dentro Word, Teams, Windows
non che gli utenti vadano direttamente su ChatGPT.

Apple vuole esattamente lo stesso risultato, sui dispositivi.

La scommessa di OpenAI sui dispositivi

Secondo diverse fonti, OpenAI avrebbe rifiutato la partnership con Apple per concentrarsi sullo sviluppo di un proprio dispositivo AI, probabilmente insieme a Jony Ive.

Se fosse vero, sarebbe la scommessa più audace — e rischiosa — dell’intero settore.

Presuppone che:

  • il futuro non sia l’IA integrata negli smartphone esistenti

  • ma nuovi dispositivi nativi per l’IA

La storia, però, non è incoraggiante:

  • Apple ha impiegato 15 anni per costruire il proprio ecosistema

  • Google ne ha impiegati 10, spendendo miliardi, con Android

  • Microsoft ha fallito con Windows Phone

Nel frattempo, OpenAI ha rinunciato a iOS.

Con Gemini sia su Android che su iOS, Google oggi alimenta esperienze di IA su circa il 95% del mercato mobile.

Cosa significa tutto questo per chi sviluppa prodotti di IA

La lezione è chiara.

Prima di scegliere un modello, bisogna scegliere che tipo di partita si vuole giocare.

Se stai giocando la battaglia n. 1

Competi su:

  • qualità del modello

  • dati

  • capacità di calcolo

  • capitale

È un gioco in cui, spesso, il vincitore prende tutto.

Se stai giocando la battaglia n. 2

Non ti serve il modello migliore.

Ti serve un modello che:

  • funzioni sulla tua infrastruttura

  • ti lasci controllare dati ed esperienza utente

  • resti invisibile all’utente finale

  • non competi con te per la relazione con il cliente

Apple lo ha capito perfettamente.

Ecco perché ha scelto Google:
non perché Gemini sia migliore,
ma perché Google accetta di essere infrastruttura.

Il verdetto

Apple non ha perso la gara dei modelli di base.
Non vi ha mai partecipato.

Ha vinto mantenendo il pieno controllo del proprio ecosistema mentre integra l’IA.

Google ha vinto diventando un’infrastruttura invisibile su scala planetaria.

OpenAI ha scelto di scommettere su un nuovo dispositivo, allontanandosi dal più grande ecosistema mobile del mondo.

Chi ha fatto la scelta giusta?
Lo sapremo tra qualche anno.

Ma la lezione è già chiara:

Nell’AI, non tutti stanno giocando la stessa partita.
E vincere quella sbagliata non conta.

Fabio Lauria
CEO & Founder, ELECTE S.r.l.

Fonti e approfondimenti

  • CNBC: Apple-Google Gemini Partnership (gennaio 2026)

  • TechCrunch: Google's Gemini to Power Apple's AI Features

  • Bloomberg: Apple's Use of Google Gemini Shows iPhone's Lack of AI Advantage

  • MacRumors: Apple Explains How Gemini-Powered Siri Will Work

  • PhoneArena: The Real Reason Apple Teamed Up With Google Instead of OpenAI

Benvenuti alla newsletter Electe

Questa newsletter esplora l'affascinante mondo dell'intelligenza artificiale, spiegando come sta trasformando il nostro modo di vivere e lavorare. Condividiamo storie coinvolgenti e scoperte sorprendenti sull'IA: dalle applicazioni più creative ai nuovi strumenti emergenti, fino all'impatto che questi cambiamenti hanno sulla nostra vita quotidiana.

Non è necessario essere esperti di tecnologia: attraverso un linguaggio chiaro ed esempi concreti, trasformiamo concetti complessi in storie avvincenti. Che siate interessati alle ultime scoperte nel campo dell'IA, alle innovazioni più sorprendenti o che vogliate semplicemente rimanere aggiornati sulle tendenze tecnologiche, questa newsletter vi guiderà attraverso le meraviglie dell'intelligenza artificiale.

È come avere una guida curiosa e appassionata che ti accompagna in un viaggio settimanale alla scoperta degli sviluppi più interessanti e inaspettati nel mondo dell'IA, raccontati in modo coinvolgente e accessibile.

Iscriviti ora per accedere all'archivio completo della newsletter. Entra a far parte di una comunità di menti curiose ed esploratori del futuro.

Recommended for you