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25.000 tagli per un piano AI che nessuno ha ancora visto

Il governo olandese ha annunciato 3,5 miliardi di euro l’anno di risparmi e 25.000 posti in meno. Il piano che spiega il ruolo dell’AI arriva nel 2027. Questa sequenza sta diventando il modo standard di annunciare un taglio: ecco come metterla alla prova.

Fabio Lauria · CEO & Founder, ELECTE
25.000 tagli per un piano AI che nessuno ha ancora visto
Ogni quadrato è l’1% dell’amministrazione centrale olandese. Il blocco evidenziato è il 16% che dovrebbe sparire entro il 2035, prima del piano AI che dovrebbe renderlo possibile.

Venticinquemila è un numero preciso. Il ruolo che l’intelligenza artificiale avrà nel raggiungerlo non lo è: il 26 ottobre il governo olandese ha fissato risparmi fino a 3,5 miliardi di euro l’anno dal 2035, pari a una riduzione stimata di 25.000 posti a tempo pieno, e ha annunciato che gli obiettivi e i piani di risparmio legati all’AI seguiranno nel primo trimestre del 2027.

Questa distanza tra obiettivo e piano riguarda chi guida un’azienda, chi approva investimenti tecnologici e chiunque si sia visto assegnare un risparmio da realizzare prima ancora di sapere come. La domanda a cui questo numero risponde è pratica: come distinguere un’organizzazione diventata più produttiva grazie all’AI da una che spende meno perché fa meno.

Il dettaglio dietro il titolo

L’annuncio del governo è in gran parte organizzativo: almeno 500 norme abolite o semplificate ogni anno, sistemi informatici standardizzati, una postazione ogni due dipendenti, la vendita degli immobili in eccesso, acquisti centralizzati e meno organi consultivi. All’AI è dedicata una sola frase, che rimanda ai piani in arrivo.

Le altre misure contano, e non sono risparmi dello stesso tipo. Eliminare una procedura inutile fa scomparire un’attività. Automatizzarla cambia il modo in cui viene svolta. Vendere un immobile genera un terzo tipo di risparmio. Riunendo tutto in un unico programma, la spesa complessiva può diminuire. Il totale, però, non dirà quanto abbia contribuito l’AI. È una distinzione che si perde facilmente quando la tecnologia finisce nel titolo: un obiettivo di risparmio comincia a sembrare una previsione di ciò che quella tecnologia produrrà, mentre il collegamento deve ancora essere dimostrato.

Due altri dati inquadrano la cifra. Sulla stampa internazionale il titolo è stato “riorganizzazione guidata dall’AI”, e il sottosegretario ha indicato come motivo dei tagli alcune mozioni parlamentari non vincolanti che chiedono un aumento di produttività del 20% grazie all’AI. E l’organico da ridurre è quello che lo Stato ha fatto crescere: a fine 2025 l’amministrazione centrale ha toccato il record di 160.000 dipendenti, il 41% in più rispetto al 2018. Un deficit all’1,8% non è un’emergenza; la preoccupazione dichiarata riguarda il lungo periodo. La mia lettura è che l’etichetta sia stata scelta per ragioni politiche. Una riduzione raccontata come modernizzazione costa meno voti di una raccontata come austerità, e sposta l’onere della prova: non è più il governo a dover dimostrare che i risparmi sono reali, ma il personale a dover dimostrare di non essere automatizzabile.

I risparmi erano già decisi. L’AI è stata chiamata a spiegarli.

Un precedente scomodo

Nel 2008 la Corte dei conti olandese esaminò un piano per eliminare 12.800 posti e risparmiare 630 milioni di euro l’anno. I revisori contestarono un aumento della produttività ipotizzato al 5%, contro una stima tendenziale dell’1,3%, e sollevarono dubbi sulle elevate aspettative per l’informatica a fronte di risorse limitate. Nel marzo 2025 il governo precedente ha fissato un obiettivo di riduzione della spesa del 22% per l’amministrazione centrale, fino a un miliardo di euro di risparmi annui strutturali, con il 2024 come anno di riferimento; l’AI “può avere un ruolo”, scriveva il ministero, e il Parlamento sarebbe stato informato in seguito.

Da allora la tecnologia è cambiata; la sequenza no. Quel precedente non decide se il programma attuale avrà successo, ma indica la domanda da porre subito: quali prove collegano la riduzione dell’organico alla capacità dell’organizzazione di svolgere il lavoro? Un bilancio può stabilire che il personale diminuisca; per renderlo più produttivo servono interventi su processi, sistemi e competenze, e i due percorsi vanno progettati insieme.

Dove finisce il tempo risparmiato?

Pensiamo a un gruppo di lavoro che usa l’AI per preparare i report mensili. La prima stesura diventa più veloce. Il tempo recuperato potrebbe servire a verificare più dati, approfondire anomalie o seguire più clienti; una parte potrebbe anche essere assorbita dalla correzione degli errori dell’AI. Ogni esito ha conseguenze diverse su organico e costi, ed è per questo che velocizzare un’attività non riduce automaticamente il costo del personale. Bisogna capire come cambia l’intero processo, compreso il lavoro che resta alle persone.

Lo studio WorkLife 2026 di Jabra offre uno spunto. Tra oltre 6.000 lavoratori della conoscenza, l’85% ha dichiarato un aumento del lavoro in almeno un ambito, un dato che Jabra legge come tempo recuperato e reinvestito in nuovi compiti e aspettative. Lo stesso sondaggio rileva il 30% dei vertici tra gli utilizzatori intensivi dell’AI contro l’8% dei collaboratori senza responsabilità gestionali, e il 64% di questi ultimi senza formazione sull’AI o con una breve introduzione, contro il 26% dei vertici. Sono risposte a un sondaggio in sei Paesi, non misurazioni della produttività nei servizi pubblici olandesi. Indicano comunque una possibilità concreta: un’organizzazione può aumentare la propria capacità senza ridurre il personale, e chi decide che l’AI assorbirà il lavoro è, finora, chi la usa di più. Per un servizio pubblico quella capacità potrebbe servire a smaltire gli arretrati; per un’azienda, a crescere senza nuove assunzioni. Entrambi i benefici hanno valore. Nessuno dei due è una riduzione del costo del personale già in organico. Un progetto AI deve dire quale beneficio promette.

Il tempo risparmiato non è un posto risparmiato finché qualcuno non mostra dove è finito.

Tre domande prima di accettare la cifra

  • Cosa migliora per chi riceve il servizio? Guardare oltre l’organico: tempi di lavorazione, pratiche concluse, errori, arretrati e qualità del servizio. Un gruppo più piccolo che gestisce una domanda comparabile racconta una storia diversa da uno che accumula lavoro incompiuto.
  • Quali dati mostreranno il contributo dell’AI? Registrare la situazione iniziale e seguire le variazioni di domanda, personale e procedure. Dove possibile, confrontare gruppi di lavoro o introdurre la tecnologia per fasi. Altrimenti anche un buon risultato sarà difficile da attribuire all’AI.
  • Quanto costa ottenere e mantenere il miglioramento? Includere integrazione, preparazione dei dati, formazione, verifica umana e gestione corrente. Chiedere quando dovrebbero emergere i benefici e se il risparmio dichiarato tiene conto di questi costi.

Sono domande da inserire nella proposta iniziale, quando c’è ancora tempo per progettare una valutazione che abbia senso.

I piani olandesi arrivano nel 2027. Quando arriveranno, il numero che conterà di più non saranno i 3,5 miliardi. Sarà un tempo di lavorazione, un tasso di errore o il volume degli arretrati: le cifre che mostrano quanto il risparmio è costato alle persone che dipendono dal servizio. Chiunque riceva un obiettivo di risparmio prima del piano dovrebbe chiedere le stesse cifre.

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Fabio Lauria
CEO & Founder, ELECTE

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